Mia madre questa mattina al telefono: “Ieri ho guardato le tue mani mentre facevi fare la capriola a Ricky, era come quando da ragazza giravi le pagine del libro che stavi studiando o da bambina prendevi i coniglietti che erano fuggiti dalla gabbia. Calma, fermezza, precisione e… amore. Non si può aver paura delle tue mani…
Mani come specchio della mente. Pensiero ed emozioni fusi insieme in un solo tocco.
Da studentessa sembrava ti bastasse sfiorare le pagine per apprenderne il contenuto.
Da bambina gli animali non scappavano da te, ma si lasciavano prendere come se stessero approdando in un porto sicuro. Per i bambini non può essere diverso.
Non mi stupisco quando mi parli delle reazioni straordinarie dei piccoli con difficoltà che incontri nelle scuole materne”.
“È come dici tu, mamma ed io, ogni volta, mi stupisco di fronte a questi bambini.
Alice, sempre con la testa tra le nuvole che quando le fai una domanda dà una risposta che non c’entra niente, con le mie storie sta attenta ed è capace persino di riassumerle. Le lascio tutto il tempo di cui ha bisogno e le permetto di usare le sue associazioni mentali particolarissime e contorte, così lei ci arriva esattamente come gli altri. Ma la cosa bella è che è in prima linea: vuole partecipare con grandissimo entusiasmo.
Marco parla ancora la “lingua degli angeli”, un modo poetico per dire che non riesce ad esprimersi bene e in realtà in genere nemmeno ci prova. I suoi compagni non lo capiscono e mi dicono: “Lui no! Non può fare l’attore! Non parla!” Io mi rivolgo a lui e, porgendogli il travestimento, gli domando: “Vuoi provare?”. I suoi occhi brillano di gioia e mi risponde “Sì”. Di fronte allo stupore generale, Thomas recita e parla. E… poi: vuole parlare ancora, con me, con gli altri come se una bacchetta magica l’avesse sfiorato e gli avesse infuso un po’ di quella fiducia in se stesso ci cui ha tanto bisogno.
Andrea vuole impersonare il principino Teodoro, ha già indossato la corona e la cappa azzurra, ma deve dire la sua battuta e le parole gli escono frammentate e incomprensibili dalla bocca. I suoi compagni protestano: “Non sa parlare”. La maestra mi spiega: “Si è scordato l’italiano, è tornato da poco dall’Africa dove è rimasto molti mesi. A scuola fa fatica a partecipare”. Andrea ha capito il significato della sua battuta, ma non sa esprimerlo con le parole che gli suggerisco, allora, sopra il brusio generale, lo dice a modo suo e noi capiamo. Propongo un applauso per Andrea. Anche lui mi dice altre cose con gli occhi luccicanti di gioia. Vorrei conoscere la sua lingua per poterlo capire. Annuisco e sorrido. So che si sente felice: oggi è stato protagonista, i suoi compagni lo hanno applaudito. Questa piccola cosa per lui è molto importante.
C’è anche Filippo che sta sempre distratto, dà pugni ai compagni e fa danni, ma con me è diverso, partecipa anche lui e mi stupisco quando risponde a tono, correttamente, ma lo fa con un filo di voce quasi tremante, molto diverso dal suo consueto tono aggressivo e scostante. Anche lui ha bisogno di essere coinvolto e rassicurato. Gli argomenti e le nozioni gli entrano meglio in testa se non gli vengono proposte in modo diretto, ma mediato tramite il mondo delle fiabe.
Potrei andare avanti all’infinito parlando di questi bambini meravigliosi. Ognuno particolarissimo, quasi un mondo a sé stante.
Molti bambini sono precoci, sanno già leggere. Marianna mi corregge quando nella fretta dello scrivere mi dimentico una “R” nella parola “FINESTRA”.
Paolo ha sempre la mano alzata e vuole rispondere a ogni domanda, mi spiega quello che vuole facciamo o leggiamo la prossima volta. Alessia riassume come una bambina di terza elementare.
Poi ci sono altri bambini che mentre leggo o parlo stanno zitti, attenti con gli occhi sbarrati. Faccio una domanda a Domenico per capire se ha capito, ma non mi risponde. Chiedo a Francesca se vuole fare la principessa, lei, con lo sguardo a terra scuote la testa e si nasconde dietro una compagna.
“Avrò trasmesso qualcosa anche a loro?” mi domando.
Più tardi mi capita di parlare con la mamma di Domenico che mi ringrazia e mi racconta che a casa suo figlio ha voluto costruire tutti i pupazzetti dei personaggi protagonisti delle mie storie proprio come abbiamo fatto a scuola: il suo gioco preferito è fare il teatrino per i suoi genitori.
La mamma di Francesca, invece, mi dà un messaggio da parte di sua figlia: Francesca la prossima volta vuole recitare.
Non posso che ringraziare questi bambini che a ogni incontro mi permettono di scoprire cose nuove e fanno tornare un po’ bambina anche me. Con il mio lavoro appassionato, spero con tutto il cuore di riuscire a trasmettere loro qualcosa di buono.
Laura Novello






