Davanti al Presepe, un racconto di Natale
Mancavano pochi giorni a Natale. Tommaso aveva preparato il Presepio con il suo papà e ora lo stava ammirando soddisfatto. Tommaso desiderava giocare con le statuine, ma non si poteva, altrimenti i pastori e le pecore sarebbero finiti insieme con le macchinine, le costruzioni ed i colori a pennarello! Chi li avrebbe più trovati?
L’anno precedente Tommaso ci aveva giocato lo stesso, ma era stato scoperto subito e aveva dovuto rimettere tutto a posto.
La mamma non aveva capito che i pastori erano sdraiati perché stavano dormendo; Gesù Bambino era nella dispensa perché stava facendo la spesa con la Madonna; nel Presepio c’erano anche l’elefante, il canguro, la tigre e la giraffa perché anche loro volevano salutare Gesù.
Quest’anno il Presepio era grandissimo, Tommaso e il papà l’avevano costruito sopra il vecchio tavolo del garage. Tommaso aveva raccolto il muschio nel bosco per fare il prato, aveva preso i sassi dal torrente per costruire le rocce delle montagne e un vecchio specchio era divenuto il laghetto.
In mezzo al Presepio c’era la capanna di legno con la Madonna, Giuseppe e Gesù Bambino. Da ogni lato arrivavano i pastori con le loro pecore, le contadine con le galline e, lontano, sull’orlo del tavolo, c’erano i Re Magi con i loro cammelli.
Sulla parete il papà aveva appeso una carta che faceva da cielo stellato, in bella vista c’era anche la stella cometa!
Poi c’erano gli angeli di cartone disegnati da Tommaso con i pennarelli, incollati nel cielo blu.
“Com’è bello questo Presepio!” pensava Tommaso.
Nel buio della sera, le lucette colorate, ben mimetizzate sotto al muschio, lo illuminavano.
Tommaso guardò il cielo stellato con i suoi angeli. L’ultimo, il più piccolo, teneva in mano un flauto, aveva i capelli biondi con i ricci e tante lentiggini. Il suo vestito era azzurro e le ali erano fatte di piume bianche.
L’angelo Agostino amava molto la musica. Il suo capo gli aveva proibito di suonare mentre volava perché Agostino chiudeva sempre gli occhi per concentrarsi meglio. Il giovane angelo non disubbidiva mai. Solamente in quella notte, la Santa Notte, gli capitò di farlo. Che stupenda melodia! Con gli occhi chiusi, il giovane angelo non vide una stella appuntita e gli finì dritto addosso! Ahi! Ahi! Che male alla testa! Agostino perse i sensi e cominciò a cadere. Per fortuna finì su di una nuvola addormentata come su di un soffice materasso e qui si riprese poco dopo.
“Chi mi disturba a quest’ora di notte?” domandò la nuvola.
“Sono io” rispose Agostino “ma chi sono io?”
“Se non lo sai tu ?” fece la nuvola “adesso però sloggia perché ho sonno.”
Il povero Agostino non aveva perso l’aureola, ma il suo flauto sì e pure la memoria! Mentre i suoi compagni si erano allontanati, senza accorgersi della sua mancanza.
Agostino riprese a volare. Ricordava di avere un appuntamento importante, ma dove e con chi? Incrociò un pipistrello e gli domandò se sapeva dirgli chi fosse.
“Hai le ali e voli come gli uccelli, ma io non ne so molto, puoi chiedere al gufo che di notte è sveglio ed è molto saggio.”
Il gufo stava cacciando i topolini e non voleva essere disturbato: per parlargli bisognava aver prima preso appuntamento!
Agostino scese a terra e si sedette sul muschio soffice presso la riva di un bel laghetto. La luce era fioca, ma riuscì a specchiarsi lo stesso e allora vide le sue stupende ali ed i suoi riccioli biondi.
Un cigno gli si avvicinò. Agostino gli rivolse la stessa domanda che aveva fatto al pipistrello e come risposta ottenne:
“Non so a che specie appartieni, ma questa notte ho visto molti uccelli come te volare in cielo. Andavano in quella direzione.”
Agostino ringraziò e riprese il volo sperando di ritrovare i suoi compagni. Sorvolò un gregge e fece la solita domanda.
“Somigli a un uomo, ma non lo sei perché hai le ali ed un cerchietto giallo luminoso in testa” risposero le pecore.
Agostino chiese alle pecore dove stessero andando, ma non seppero rispondere: seguivano solo gli ordini del loro cane da pastore Fritz che era di poche parole.
Agostino andò allora in cerca del cane che gli rispose in tedesco. L’angelo non era forte nelle lingue e non capì nulla, intuì però che la direzione da seguire era quella indicata da una stella con una lunga coda e più luminosa delle altre.
Agostino riprese a volare finché arrivò presso un villaggio.
“Nelle case abitano gli uomini; gli uomini sanno più cose degli animali e sapranno spiegarmi chi sono” pensava Agostino.
Bussò a una porta, ma non venne ad aprire nessuno.
Agostino la aprì, ci riuscì facilmente. La tavola era ancora apparecchiata, come se i proprietari se ne fossero andati in gran fretta.
Anche le case vicine erano deserte, ma fino a poco tempo prima doveva esserci stato qualcuno perché i fuochi nei camini non si erano ancora consumati del tutto.
“Sono proprio sfortunato!” si diceva Agostino, “e adesso… cosa faccio? Perché non mi ritorna la memoria?”
Si incamminò per il sentiero di segatura giallo nella direzione che gli era stata indicata. Dopo un po’ incontrò una contadina che teneva sottobraccio un cesto pieno di uova.
“Dove vai, sola nella notte?” le domandò.
“Gli angeli hanno invitato mio cugino a seguire la Stella Cometa: è nato un re in una capanna e tutti devono andare da a onorarlo e a portargli doni, così mi sono vestita a festa e sono partita anch’io.”
“Chi sono gli angeli?” chiese Agostino.
“Ma come, non lo sai ? Sono gli inviati di Dio e sono bellissimi. Uno quando li vede, li riconosce!” rispose la contadina “andiamo, ora, altrimenti arriveremo tardi!”
Agostino la seguì.
Camminarono e camminarono finché non giunsero alla capanna. C’era molta altra gente e tutti portavano doni. Sul tetto c’erano gli angeli e, pensate, Agostino scoprì che erano proprio come lui!
Un angelo alto e magro gli lanciò un flauto. Agostino entrò nella stalla e vide un Bimbo avvolto nella luce, era in braccio alla sua mamma, mentre suo padre sistemava la paglia per preparare loro un comodo giaciglio.
Istintivamente il giovane angelo portò il flauto alla bocca e compose una melodia dolcissima. Il Bimbo sorrise e l’angelo recuperò la memoria.
Era la Notte Santa ed era nato il Salvatore del Mondo. Agostino era un giovane angelo e anche lui era lì per festeggiare Gesù.
“Tommaso svegliati: è ora di andare a dormire” disse la mamma.






